mercoledì 19 agosto 2015

Il baule e il carnevale. Storie retroattive e riflessioni estive

La confusione che ti assale quando torni in Italia è un evergreen di noi emigrati.
Il cambio di fuso orario, di abitudini, di clima e le forti emozioni che si scatenano, sono difficili da gestire i primi giorni.

Ed è passata cosí, la prima settimana in Sardegna, tra un tuffo e un pensiero, una risata e una "rimuginata".
Il bello di essere circondati dai parenti e l'ansia di dover fare il pieno, perchè poi passeranno altri mesi prima di rivedersi.
 Scrivo oggi, un post con valore retroattivo (ne ho almeno un altro paio da scrivere), perchè non posso lasciare in sospeso i pensieri di 3 settimane calde e saline, soprattutto perchè questa è stata la prima vera "estate" per la figlia grande.

Una di quelle estati che spero le resti nel cuore, tra gatti che ha strapazzato, gelati che ha mangiato, tuffi che ha avvitato e giostre che ha consumato.

Le giornate sono passate calde ma piacevoli anche se le cicale ci hanno quasi stordito.
Per la prima volta da quando abbiamo lasciato l'Italia, sentir parlare italiano tutt'intorno, è sembrato una stranezza più che un sollievo.
Questo particolare mi ha svelato il peso e la misura del nostro essere emigrati.
Anche se il colpo di grazia me l'ha dato un inaspettato "Attenta, l'acqua è fvedda" che ho pronunciato tipo Dan Peterson ai tempi d'oro del tè Lipton.

Oramai l'Italia la viviamo come una bolla piena di ricordi, profumi e sapori senza tempo. O forse di un tempo passato e sospeso. Quasi una vita precedente, da cui ci siamo allontanati e a cui rimaniamo  legati.

Cosí a volte mi fermo e mi ricordo che l'Italia di noi emigrati, vicini o lontani, è un paese meraviglioso. Un baule pieno di ricordi. Un carnevale di memorie. Un concerto di emozioni. 
E che in barba alle prime pagine, ai casamonica, agli scandali di partito, alle emergenze di territorio, noi il nostro Paese lo amiamo. 

E ce lo portiamo con noi. Into 'o core.













martedì 18 agosto 2015

Come John Wayne

A San Francisco una cosa è certa: ci sono più cani che vele in mare.

La figlia grande ha un debole per queste pallette di pelo e quando siamo a spasso nei parchi (cioè sempre), non fa altro che fermare i padroni e chiedere se può accarezzarli.
Io, che già vedo per lei un futuro alla Peta o una brillante carriera come veterinaria/biologa, mi ritrovo regolarmente a mediare e a trascinarla via tra singhiozzi e gesti di stizza, per salvare la vita ai poveri quadrupedi malcapitati.

Oggi però, abbiamo incontrato una signora davvero gentile che non solo le ha fatto accarezzare Cassie, il suo batuffolo di pelo, ma le ha anche consegnato il guinzaglio, chiedendole di accompagnare la piccola riccioluta a bere nella dog area alla fine del parco.

La figlia, visibilmente colpita da questo gesto, ha fatto suo il guinzaglio e un po' come John Wayne con il suo inseparabile cavallo, ha accompagnato Cassie alle ciotole dell'acqua.
L'esperienza è stata cosí forte che pare che stasera l'abbia raccontata in fin di veglia al padre, per poi crollare travolta dalle troppe emozioni.

Io, che sempre più spesso mi chiedo come potró supportarla al meglio nella sua crescita, al netto dei guinzagli voglio ricordarmi che a volte basta osservare e fare spazio proprio ad esperienze come questa.
Che in sordina entrano nel cuore e magari domani ti guidano nelle scelte.

Cosí, semplicemente.


La figlia e Cassie al Mountain Lake Park



"A Tiger Slug" - l'amore per gli animali va oltre alle 4 zampe. La figlia offre un fiore a una lumaca!