sabato 12 settembre 2015

Lullaby

La prima notte che abbiamo dormito qui in Outer Richmond, a San Francisco, eravamo accampati in una delle stanze, con un letto gonfiabile da campeggio.

Avevo fatto il possibile per farci stare comodi, in attesa del container con tutti i nostri mobili:
la figlia grande dormiva su un letto singolo di tutto rispetto, comprato da Ikea e montato dal marito in una manciata di minuti.
Noi, per terra, in modalità camping, ma con lenzuola e coperte effetto hotel di lusso: morbide e accoglienti.

Messa a dormire la figlia, io e il marito abbiamo mollato un attimo la tensione (del trasferimento dall'airb&b dove siamo stati un paio di mesi, alla casa definitiva) e ci siamo abbandonati sul materasso in modalità vacanziera.
Ricordo che proprio lí, in quei minuti di totale silenzio, ho ascoltato per la prima volta le sirene del Golden Gate Bridge, avvisare tutti della nebbia che entra nella baia.

Ora, a parte il fatto che prima di capire che si trattava delle sirene per la nebbia, mi sono chiesta per un'oretta abbondante chi fosse quel malato di mente che suonava sempre le stesse due note con l'organo alle 10 di sera (e ringrazio il marito per avermi illuminato placando l'odio per questo musicista schizzofrenico inesistente), vorrei dedicare qualche riga alla nebbia di San Francisco.

Karl the Fog, cosí la chiamano qui, non ha nulla a che vedere con la nebbia della nostra pianura padana.
Karl the Fog, è un evento caratteristico di qui, che interessa in linea di massima solo metà della città e che oggi, dopo 3 anni abbondanti di siccità, permette ai bellissimi parchi di questa città, di sopravvivere.

Non voglio tediarvi con le spiegazioni meteorologiche e biomarine, che rendono la ricorrenza dell'evento una questione logica, anche perché come le ho apprese le ho rimosse, ma voglio farvi un riassunto grezzo, se vogliamo anche abbastanza minimalista, ma spero chiaro e meno fuorviante del musicista schizofrenico di cui sopra.

In pratica, per via delle alte temperature nell'entroterra, delle fredde temperature dell'oceano e della conformazione geografica della penisola, si forma questa bianca, soffice e velocissima nebbia, che quatta quatta si appoggia sulla costa, infilandosi nell'unico spiraglio di accesso alla baia, che è incorniciato dal Golden Gate Bridge.

Per via appunto della conformazione geografica della città (ricordate le famose colline di San Francisco) e del cambio della temperatura nel corso della giornata, la nebbia avanza ma solo fino ad un certo punto.
In pratica, se a casa nostra c'è la nebbia, dieci strade più giù, la nebbia non c'è più (e ho fatto anche la rima).

Una roba formidabile se ci pensate.
Un essere vivente a tutti gli effetti, che con regolarità viene a rinfrescare i cipressi e le sequoie, regalando un fresco piacevolissimo, soprattutto quando dall'altra parte, nella baia, la colonnina di mercurio va sopra i 30 gradi.

Il rovescio della medaglia è un vento fortissimo che in genere si alza il pomeriggio quando la nebbia si è ritirata e tu stai lí, con la sdraietta sotto braccio e la limonata alla mano, pronto a goderti quei dieci minuti di gloria sotto il sole, tra i colibrì e i fiori di lavanda.
Che invece si trasformano in un paio di minuti di gloriose smoccolate mentre cerchi di fermare col piede il tovagliolo che vola e con la mano il ciuffo di capelli sugli occhi.

Si, insomma, nebbia e vento sono davvero caratteristici di qua e anche se ho fatto diverse foto e parecchi filmini, ho trovato un video su Youtube che forse meglio di tutti rende l'idea.

Lo carico ora, intanto che il ponte ci canta la ninna nanna.

E buonanotte ai suonatori.

Karl the Fog

The Lullaby


Una foto scattata con il mio telefono, mentre al mare Karl si è affacciato cosí,
da un momento all'altro, facendo cantare subito il ponte.