venerdì 1 agosto 2014

Gli gnocchi

Avevo promesso gnocchetti sardi e orecchiette...
Invece mi sono ritrovata a fare gnocchetti sardi e gnocchi di patate!
Chi mi conosce lo sà, io non cucino per settimane e poi ho queste esplosioni culinarie che si concentrano di solito in quattro, cinque giorni.
E il fegato viene messo a dura prova.

Oggi mella foga non ho fatto la foto al malloreddus che ho condito con sugo di salsiccia e melanzana fritta. 
Era uno spettacolo.
Lo gnocco di patate è stato divorato subito dopo il malloreddu, dalla sottoscritta (ebbene si, ho le gambe vuote), perciò ho fatto la foto solo alla parte che va in frigo e che probabilmente mi scalderò a colazione domani mattina!
Buonissimi. Esperimento riuscito!

E si, se vivi all'estero, il saper fare la pasta è davvero una cosa da portare.

malloreddus





Gnocchi di patate al sugo


giovedì 31 luglio 2014

A rainbow

Si chiama Rainbow Grocery Cooperative http://www.rainbow.coop ed è un bellissimo supermercato di San Francisco che promuove il biologico, il "locally grown" ed il "no packaging".
In questo enorme magazzino, molto ordinato ed accogliente, ogni persona che lavora, è proprietaria di una quota dell'attività.
Sono tutti estremamente gentili ed è piuttosto palese come questa copartecipazione al business, li stimoli ad un controllo della qualità continuo.
Sono i commessi, che incontri mentre impilano le melanzane al banco verdura, mentre prendono nota di quale farina è stata venduta di più, che stanno alla cassa, rilassatissimi, sorridenti e molto disponibili.

Quindi, per ricapitolare: niente pacchi e pacchetti, molti prodotti locali (come la deliziosa mozzarella prodotta a point reyes) e ciao ciao pesticidi.
Io per un posto cosí potrei impazzire.
E oggi nell'ora e mezza di immersione tra farine biologiche e spezie di cui ignoravo l'esistenza, ci sono andata vicino.

Sale, zucchero, farina, lieviti, olio, pasta, riso, spezie, cereali, detersivi e molto altro, tutto raccolto in grandi contenitori facilmente accessibili.
Bustine bio, bilance ed etichette sono a disposizione dei clienti, che devono solo segnare il codice del prodotto per il pagamento.
Una varietà infinita di contenitori in vetro, da comprare e tenere a casa. 
Quelli che per me erano solo "per arredare". Quelli che trovate nelle cucine esposte nei saloni d'arredamento, per capirci e che invece qui, hanno uno scopo.

Ne ho comprati quattro - tanto per cominciare.
Uno per la farina 00, uno per la farina di semola (ebbene si, vi stupirò con delle orecchiette e dei fantastici gnocchetti sardi fatti in casa), uno per il riso arborio ed uno per il sale grosso.
Ma sò che è solo l'inizio.
Riempirò la cucina di barattoli in vetro.
Ho anche preso le etichette/lavagna su cui scrivere con il gesso.
Diciamolo pure, mi sono fomentata.
L'idea non solo è ideale per contenere i costi della spesa (senza packaging gia si scende di un buon 30%), ma ti fa sentire in pace con il mondo.




Certo...riguardando la foto..Cacate Limon. Ora muoio dalle risate.





mercoledì 23 luglio 2014

A day in Monterey

Monterey è a meno di due ore di macchina da San Francisco e diciamolo, è un piccolo paradiso biologico. 
Foche, pinguini, cormorani, pellicani, balene, squali, foreste di alghe e via dicendo, ne fanno uno dei più famosi ecosistemi al mondo.
Il bello di questo posto è che le spiagge sono bianche e l'acqua cristallina. 
La temperatura calda abbastanza da farti sfoggiare un bel paio di flip flop e un cappellino da sfigatissimo turista.

Con una canoa in affitto si pagaia facilmente in mezzo alle foche.
Il lungomare pedonale leva il fiato per il panorama e regala lunghissime passeggiate da sogno.
Ristorantini, bar, piccoli moli e negozietti d'arte completano il quadro.
Un gran bel posto. 

Note to self: tornare all'acquario.
Il piú bello che abbia visto al mondo.
E quando dico mondo intendo sydney, genova, lisbona e londra. Per gli altri non saprei.









Guardate bene l'ultima foto. 
Salsicce on the beach! Yo!

lunedì 16 giugno 2014

La volontà da atleta


Oggi era no. Era tutto lontano, tutto difficile, tutto troppo diverso.
Oggi era uno di quei giorni in cui pensi solo di aver fatto un errore, che il gioco non vale la candela, ma oramai ci sei e devi dare il meglio di te.
Oggi era uno di quei giorni che ogni viso era straniero, ogni nipote col nonno un mondo di fortuna, ogni cibo al chiosco una dannata schifezza.
Oggi era quasi un non-giorno.
La casa, le abitudini, i negozi.
Oggi mancava la Lordship Lane, la macelleria, il pescivendolo. Il localino con tutta quella scelta di tè.
Mancava il calore di un termosifone che fa rumore d'acqua quando si avvia.
L'aria di montagna, il verde del Dulwich Park, la piscina, l'asilo, i ristoranti tutti raggiungibili a piedi.
Oggi mancavano gli amici, i teatri, i concerti, i musei, i murales, le stravaganze scoperte nei viaggi in underground, i balconcini scovati nei viaggi in bus.
Oggi è andata cosí, ma va bene anche questo.
Ogni cambiamento porta in sè una fine e un inizio.
E richiede una volontà da atleta.
Che vuol dire anche saper accogliere i non-giorni, senza contrastarli. 
Buongiorno Europa.
Buonanotte America.

lunedì 9 giugno 2014

A day in Napa Valley

"Andiamo a Napa?"
"Oooook!"

Cosí è cominciato il nostro sabato. 
Abbiamo rapidamente raccolto l'essenziale (la figlia), e ci siamo messi in viaggio verso la famosa Napa Valley.
Quella del vino. La Toscana della California, per capirci.
Qui Mr. Coppola ha la sua tenuta e ora capisco perchè.
Non serve sbattersi 12 ore di volo per andare in Italia a godersi le colline sinuose e la campagna senese.
Qui basta fare un'ora di macchina e ci si ritrova nel bel mezzo di un paradiso bucolico fatto di viti, ville, distese verdi, ondeggianti e ingressi (alle tenute) maestosi e invitanti.
Il viaggio in macchina è breve e molto piacevole.
Si lascia la nebbia che questo periodo forma un muro che divide San Francisco a metà e ci si tuffa nel caldo estivo, scrocchiarello, rilassante dell'entroterra.
Siamo arrivati a Napa e abbiamo pranzato in un posticino molto grazioso.
Era pieno di famiglie e alcuni tavoli erano occupati da tredicenni in divisa da baseball che avevano appena terminato le loro performances sportive.
La figlia come al solito ha salutato tutti (e dico proprio tutti) i cani che le sono passati a un raggio di 50 metri.
Abbiamo fatto una passeggiata al mercato coperto e abbiamo scoperto che di italiano non c'erano solo i paesaggi...
Una gita bellissima. Da rifare, al più presto.

Nel mercato coperto






Dulcis in fundo


martedì 13 maggio 2014

Qualche foto, qualche storia

L'anno scorso eravamo a Londra quando abbiamo letto del terribile incendio californiano che ha devastato più di 700 km quadrati di foresta, partito dalla Stanislaus National Forest ed arrivato fino a Yosemite Park.
Devo dire che fa impressione vedere questo paesaggio lunare, scolorito, silenzioso.
Anche se gli incendi (pare) siano necessari a questo ecosistema, quello dell'anno scorso è andato decisamente oltre ed ha lasciato un segno che purtroppo si perde a vista d'occhio



Poi però, entrando nel parco si raggiungono paesaggi alpini (o sardi?) come quello intorno alla diga che racchiude la principale riserva d'acqua di San Francisco.







E dove la figlia, con le sue immancabili scarpette argentate può fare la free climber su queste favolose pareti di roccia granitica.


venerdì 9 maggio 2014

Verso Yosemite

Siamo in viaggio per Yosemite, uno dei parchi naturali più belli della California.
Abbiamo decisamente bisogno di qualche giorno di riposo, tanto per evitare di fare la fine di Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".

"Partenza ore 10 in punto, non voglio fare tardi" ha annunciato il marito ieri sera, con tono serio e anche un po' minaccioso. 
Ore 11.30 ancora stavamo col salotto esploso, una scarpa e una ciavatta, come si dice a Roma.
"Hai portato l'antistaminico? Gli occhiali? La figlia s'è pisciata sotto porca miseria".

Ore 14.15 siamo in macchina, muniti di tutte le schifezze che un autogrill americano di tutto rispetto deve avere: pop corn al burro, frappuccino, latte e cacao. 
I sensi di colpa odorano di bacon, ma ci pensiamo a fine vacanza a dargli una pulita.

Sulla strada per il parco oltre a dover spiegare alla figlia che gli orsi sono una cosa diversa da "horsy" (cavallino), abbiamo incontrato paesaggi molto diversi e molto simili a quelli italiani.
Con l'unica differenza che qui lungo la via, s'incontrano camion delle dimensioni di una palazzina di Testaccio.

Preparo la camera. Voglio fermare il tempo in mezzo a queste colline toscane, queste strade sarde, questi pini dolomitici.
Ah, che bella l'Italia...
Ma anche l'America ragazzi, non scherza!







giovedì 8 maggio 2014

Una piccola blogger

"Buonasera, io invece mi chiamo Elena, sono una perfetta sconosciuta e una comunissima mortale"

È cominciato così il mio incontro con Beppe Severgnini, questa sera al Jewish Community Center di San Francisco dove si svolgeva l'incontro dal titolo:" Italians and Americans: how we see each other".

Complimenti per l'entusiasmo, direte voi.

Eh, vorrei vedere voi a presentarvi dopo un professore di Stanford che lo invita in aula il giorno successivo ed un signore tutto distinto in doppio petto che gli ricorda del capodanno passato insieme alla sorella, professoressa alla Bocconi ed ex caporedattrice di un famosissimo quotidiano italiano (perché ora sarà Magnifico Rettore? Direttrice Editoriale?).
Io, man mano che mi avvicinavo e coglievo le conversazioni tra lui e questi personaggi i cui i titoli precedevano in pompa magna e fanfara nomi e cognomi, mi sono fatta piccola.
Ma proprio piccola.
Una piccola blogger.

Dietro di me, uno sciame di gente con il suo ultimo libro in mano, pronti a strappare un autografo da collezione. Ma soprattutto pronti a schiacciarmi pur di raggiungere il buon Beppe, che con tutto il rispetto, non è che sia proprio l'uomo per cui rischierei la vita.

Quindi, per ricapitolare: professore di Stanford ore 2, vecchia conoscenza in doppiopetto ore 10, branco di lupi alle spalle.

Va da sè che l'introduzione #facciolasimpatica per #sdrammatizzare fosse necessaria.

Non vi voglio tediare con la breve, brevissima conversazione avuta con Beppe subito dopo.
Non credo neanche si possa definire conversazione.
Sò solo che uno zombie alla mia destra, ha subito infilato libro e penna  e l'attenzione da 10 è scesa a 2 e io in pochi istanti mi sono trovata a puntare il prosecco e i cannoli siciliani al tavolo del buffet.

Cosí, con le guance piene e un bicchiere di buon prosecco in mano ho ripensato alla bella serata.

Beppe Severgnini è una penna astuta, divertente, critica ma stimolante. Le sue riflessioni sulla cultura inglese e quella americana, messe a confronto con quella italiana, sono sempre centrate e molto spesso,  ci scappa una risatina complice e liberatoria.

I suoi libri, le sue colonne sugli editoriali, le sue parole, i suoi racconti, sono importanti, perché cavalcano la cultura italiana e la società contemporanea dello stivale.
Imbrigliano modi di fare, modi di dire, modi di pensare tipici del nostro Paese, che è così variegato, ma in fondo così unito.

E se è vero quel che dice, cioè che abbiamo "cappucinizzato il pianeta" e che negli aeroporti, all'alba, sembriamo una nazione ordinata, non posso che pensare al nuovo ordine antropologico di questo mondo, fatto di gente che va, che viene, che scappa, che torna, che impara una nuova lingua, che scorda la lingua madre, che esporta ricette, canzoni e modi di fare e importa sentimenti, atteggiamenti, religioni e convinzioni.

Proprio come noi (io, il marito e la figlia), che abbiamo esportato la piadina, che diciamo "Sorry" e che impariamo a fare le cup cakes.

Te lo dico pian piano, cosa porto con me.






domenica 27 aprile 2014

Due anni, due mesi e due settimane fa

I giorni stanno passando velocissimi.
Ci siamo trasferiti nella nuova casa solo due settimane fa e poco dopo è arrivato il container dall'Inghilterra, con le nostre cose.
Stavolta, spacchettare è stata un'esperienza natalizia, quasi emozionante.
A Londra era stata più una necessità ed alcune cose erano anche rimaste chiuse, sigillate, dimenticate in cantina.
I bicchieri nuovi del vino, ad esempio, comprati in Italia, nel 2009.
Il servizio di piatti provenzale che ci avevano regalato al matrimonio, nel 2008.
Le tovaglie che mi aveva messo da parte la mia mamma.
Tutte cose che un po' per la mancanza di tempo, un po' per la mancanza di spazio, avevamo sapientemente evitato di portare alla luce dopo il primo grande trasloco dall'Italia all'Inghilterra.
.
Stavolta abbiamo aperto tutto e come fosse la mattina di Natale, ci siamo goduti i regali.
"Toh guarda, il coltellino della Leatherman che avevo dato per disperso!" urla il marito.
"Le ciotole da dessert!"dico io soddisfatta.
"Mamma! Mamma! Mamma!" cinguetta la figlia mentre piroetta per casa con il suo scooter.
Insomma, una festa.

A conti fatti, riorganizzarci la vita - parlo in senso pratico, ci è costato due mesi.
Trovare casa, comprare la macchina, trovare un asilo per la figlia (ma qui la questione è complicata e dedicherò un post solo a questo), comprare alcuni mobili, svuotare gli scatoloni, aprire il conto in banca, mettere a proprio nome le bollette etc.
Manca ancora l'assicurazione sanitaria (ah! Bazzecole direte voi!), visto che sopravviviamo ancora con la travel insurance, ma spero che si sistemi anche quello a brevissimo.

Ora dobbiamo ricostruire quella parte emotiva, sentimentale, che ci aveva fatto sentire a casa, a Londra.
Amici, negozietti, ristorantini, festicciole, parchi.
Tutto da ritrovare. Tutto da rifare.

Ci abbiamo messo circa due anni a Londra.
Vediamo quanto ci vorrà qui a San Francisco.




martedì 1 aprile 2014

La - La - Library!

Piove.
Si, avete capito bene, piove.
Si parlava della più grande siccità della storia della California degli ultimi 50 anni.
Appunto, si parlava.
Perchè ultimamente piove tipo monsone. Stanotte mi sono anche svegliata pensando di affogare.

E quando piove e la figlia non va all'asilo che si fa?
La - La - Library!
Cosí, cantando La - La - Library, sono andata con la figlietta alla Public Library di Bernal Heights e finalmente abbiamo fatto le tessere.
Una per me, una per lei. E poca confidenza (come direbbe mia madre).

Dico finalmente perché a Londra quando la figlia era ancora lattante le avevamo, in modo di tenerci impegnate insieme alle mille altre attività organizzate dai Children Centre.
Eh, perchè se qualcuno non se lo ricordasse, anche a Londra, spesso, piove.

Recidivi direte voi.
Acquatici aggiungo io.

La prima cosa che mi è mancata, appena arrivata qui a San Francisco, è stata la piena organizzazione, tra l'altro gratuita, di attività ludiche e non, per bambini.
A Londra, le biblioteche pubbliche, hanno un'ala dedicata ai bambini ed organizzano attività di vario genere per tutte le età.
La trovo una cosa molto civile e comoda, soprattutto per chi come me, gioca fuori casa.

Poi, ci sono i Children Centre e tanto per darvi un'idea quello dove andavo vicino casa era così ben tenuto da sembrare il migliore degli asili privati italiani.
Gratis siore e siori. E che facevo io al Children Centre?
E voi direte:"Che faceva tua figlia caso mai".

No no. Il Children Centre è anche per gli adulti. Cioè, quegli adulti che si prendono cura dei bambini.

Cosí, può capitare che mentre tua figlia è vigilata nella Creche e gioca con i suoi amichetti, tu partecipi ad un corso di parenting o di gestione dello stress.
Magari il giorno successivo fai una lezione di Zumba per adulti e bambini (tutti insieme!), o ancora all'ora del pranzo segui i corsi di cucina per grandi e piccini e alla fine ci si siede tutti a tavola a mangiare.
Insomma, che dir si voglia, Londra è davvero una città child-friendly.
Più volte, durante le mie brevi visite italiane, mi sono chiesta come diavolo siano supportate le famiglie e i bambini.
Poi mi sono ricordata: I NONNI.
Che Dio li benedica.

Insomma, scopro con piacere che anche qui c'è una fitta rete di Public Libraries, organizzate come in Inghilterra: tessera gratuita, attività settimanali e una sala tutta dedicata ai più piccoli.

Lo sò, lo sò, ci sono anche in Italia. Quando ho venduto casa e ho donato i libri me ne sono viste parecchie e quelle nuove devo dire erano davvero graziose.

Ma posso garantirvi che oltr'Alpe (e oltre Oceano!), è un altro pianeta.
E aggiungerei - purtroppo. Ma non vorrei aprire qui una parentesi cinica e pessimista e dilungarmi con quei fastidiosissimi "basterebbe", con cui si potrebbe trasformare l'Italia nel giardino d'Europa.

Torno alla mia cantilena, che oggi suona un po' come un inno alla pioggia.
La - La - Library! La - La - Library! La - La - Library!




Le tessere della Public Library a San Francisco. Con l'iscrizione si riceve una tessera (tutte diverse, firmate da artisti locali) "normale" e una in formato ridotto con un piccolo forellino da agganciare al portachiavi.

Un mio recente approfondimento. Ancora non sò se fosse cinese o giapponese. Scusatemi.

I bambini hanno accesso a libri, materiale video, musica, riviste e giochi.

martedì 18 marzo 2014

La festa a sorpresa

San Francisco è cosí: una città senza troppe pretese.
Non è come Londra, fatta di esibizionismo composto, di fiumi di persone rumorose e interessanti e luci colorate proiettate eleganti ed essenziali sugli edifici. 
E neanche come Roma, dove i chiacchiericci estivi accompagnano i pensieri, mentre le gambe trovano molli la loro strada afosa nei viottoli gialli e storti di sanpietrini.
San Francisco è piuttosto una piccola gemma incastonata tra colline ripide e divertenti, silenziose e imprevedibili.
Qui il sole è tiepido, la brezza oceanica spinge le piccole vele bianche nella baia e la gente è sorridente.
È una città sospesa, dove non si rincorre né il tempo né la moda, dove i locali non si rinnovano e i tavoli sono vecchi.
Ma anche dove, quando meno te lo aspetti, puoi mangiare un (buonissimo) gelato fatto all'istante con l'azoto liquido o dove al posto della cassa, si paga "all'iphone", strisciando la carta su Square e firmando la ricevuta col dito sullo schermo del telefono. E la ricevuta - zoooom! Arriva subito via email.

Questa è San Francisco.
Un diamante grezzo. Una festa a sorpresa. Un piccolo mondo incantato.




- La macchina che fa il gelato con l'azoto liquido



- Dal parrucchiere si paga con Square e la ricevuta arriva direttamente via email





venerdì 7 marzo 2014

Basta lamentassi (cit.)




Bene, ho superato finalmente il trauma del trasferimento. 
E come ha scritto un mio amico romano :"Basta lamentassi!"

E allora che basta lamentassi sia. Soprattutto perché abbiamo trovato salami, ricottina di pecora, tagliatelle fresche, carciofi, mandarini e altri prodotti alimentari che solo a pensarci faccio come il cane di Pavlov.

Comincio ad ambientarmi e come me, tutta la famiglia.
Forse anche perchè abbiamo trovato un daycare dove la figlietta può andare tre giorni a settimana.
Questo ci dà un bel po' di respiro sia per organizzarci che per (me) riposare.

A differenza di Londra e dell'Italia, qui l'asilo è un po' un casino.

In pratica fino ai 5 anni si va necessariamente in strutture private che possono essere asili veri e propri o family daycare.
Niente ore di credito come a Londra (a partire dai tre anni, 15 ore gratuite per tutti a settimana) o strutture pubbliche tipo il nido italiano.

Il family daycare è un po' come il childminder inglese, una persona con licenza che ospita fino a 6 bambini nella sua casa, di cui un paio di stanze e in genere il giardino vengono messi a disposizione dei bambini.
Alcuni daycare che ho visto in questi giorni fanno venire i capelli dritti in testa, altri, come quello dove ho registrato la picchietta, sono asili in miniatura.
Il costo, non è da meno (siamo sui 900 dollari al mese per 3 giorni. Si, si, avete letto bene).

Mi sembra un buon inizio e poi, comunque, per registrarsi all'asilo, bisogna fare richiesta l'anno prima per l'anno dopo. 
In pratica quest'anno posso fare un'iscrizione che sarà valida per il 2015.

Gli americani evidentemente soffrono il last minute.

È vero, anche in Italia l'asilo è un po' un terno al lotto e in genere si va per privati..e devo dire che qui sto riscontrando molte similitudini con lo stile di vita italiano che EVIDENTEMENTE abbiamo costruito a immagine e somiglianza di quello americano.
Tipo che stamane dopo aver portato l'uragano al daycare, ho passato mezz'ora in macchina sulla freeway a passo d'uomo.
Avete presente il Grande Raccordo Anulare?
O la tangenziale a Milano? Tanto per sentirsi a casa.

Il marito ha concluso brillantemente la prima settimana di lavoro. 
Dico brillantemente perché anche per lui, cambiare ufficio, colleghi ecc, è un po' uno scombussolamento, ma quando si tratta di lavoro, il ragazzo è uno schiacciasassi.
Gli piace, ci mette passione. Bene, bravo, bis.

È uscito il sole e questo cambia decisamente il modo di vivere la città soprattutto con figlia al seguito che scalpita per stare all'aria aperta. 

Ancora mi devo abituare ai 18 microclimi di San Francisco. Come ti sposti, anche solo di tre traverse cambia la temperatura, può non esserci il sole, o esserci e fare molto caldo da stare in maglietta o fare molto freddo da stare in cashmere e giacca invernale.
Un casino patentato, ossia casino, ma molto preciso. 

Se vivi a Sunset ad esempio, lo sai, che da Marzo a Settembre, mattina e sera c'è la nebbia.
Se stai a Bernal Heights, sole tutto l'anno.
E via cosí.

Oggi ad esempio vado in centro e poi a Sunset. Mi porto il trolley con il cambio.

E buona giornata a tutti!




venerdì 28 febbraio 2014

Il sistema sanitario - primo capitolo

Eccoci arrivati in the land of the free.
Finalmente siamo riusciti a svuotare le valigie e a sistemarci nel cottege dove staremo per il prossimo mese e mezzo, mentre cercheremo di capire dove stabilirci.

Tanto per catapultarci subito nel sistema americano, io mi sono presa una brutta faringite virale, ragion per cui abbiamo dovuto fare i conti con l'assicurazione e recarci all'urgent care - che non è un pronto soccorso.
È una clinica, un centro medico, dove si va per questioni come la mia.
Sia lodata l'assicurazione. Senza di quella avremmo speso un sacco di soldi. Invece nada.
Buffo perchè, abituata al sistema italiano e inglese (simili), mi aspettavo di incontrare un medico, che vista la gola e fatte un paio di domande mi avrebbe rispedito a casa con un antibiotico o roba del genere.
Invece, la trafila prevede una sequenza di incontri tra infermieri e specialisti e una serie di analisi (molte anche inutili), per avere un quadro completo del paziente.

Ma anche per alimentare il sistema delle assicurazioni, altrimenti come fanno a pagarsi sti macchinoni e ste villone qui.

Insomma, senza neanche guardare la gola, prendono la pressione, la glicemia, i battiti cardiaci, la febbre...Si, dico io: MA LA GOLA?
Finalmente alla terza visita e dopo la seconda analisi (nel frattempo sono chiusa in una camera da sola), il dottore si pronuncia. Ma non è sicuro. Chiama un altro dottore. Mi offrono un terzo test. 

Li mando gentilemente a quel paese e li supplico di darmi un antibiotico da tenere lí, nel caso la diagnosi virale si rivelasse toppata, per risparmiarmi sta tiritera.
Vengo accontentata.
Certo, la sola visita senza assicurazione sarebbe costata 260 dollari. 
Se a quella aggiungiamo i test, il costo vivo avrebbe superato i 500 dollari credo.. Una bella cifrona.
Questo per dirvi di fare la travel insurance se viaggiate in US. 
You never know.

Me ne vado con un pensiero in testa:
Europa 1 - US 0


Un litro di latte

"È finito il latte" - urla il marito.
mmmm il latte - penso io.
Tocca per forza andare da Whole Food, perchè gli altri supermercati o negozi in zona hanno solo latte mega pastorizzato e super vitaminizzato. Bio, ma super. 

Spiego meglio e faccio un saltino indietro:

Sono una fan del cibo bio e del cibo di qualità in generale. 
Io sono una che la spesa al discount non ce la fa a farla. A meno di avere la certezza, etichetta alla mano, che il prodotto in questione abbia un costo nettamente inferiore per una mera questione di marca.

Ho sempre odiato le marche. Apro e chiudo parentesi.
Forse questa cosa me l'ha trasmesso mio padre (lui è un estremista in questo), ma ho sempre avuto una repulsione istintiva per ciò che viene comprato solo perché è di marca o va di moda.
Se manca la qualità o se il costo è esagerato, a me viene l'orticaria. 
Se invece una certa marca dimostra una certa qualità superiore alla media e va incontro alle mie esigenze, sono pronta a spendere di più.

Chiusa parentesi. È finito il latte.

Andiamo da Whole Food, uno dei supermercati migliori, dove però, come dice una mia amica anche lei emigrata negli States, alla cassa devi essere pronto a staccare l'assegnino.
I prezzi sono stellari. Ma lí si trovano prodotti di grande qualità.
Tipo il latte biologico punto.

Nel senso: altrove, il latte lo trovi si biologico, ma come minimo è supermegapastorizzato e aggiunto di vitamina D.
Che poi dico io: qui il sole non manca. Forse il latte con l'aggiunta di vitamina D sarebbe più opportuno in Inghilterra. 

Mistero.

Mi guardo intorno, Capisco che qui, se non stai attento a quello che compri, rischi di ingerire ormoni, vitamine e sostanze non bene identificate che potrebbero farti crescere le tette anche se ti chiami Mario.
Poi dicono che gli americani sono obesi...

Il primo giorno che sono entrata in un supermercato (il Safeway), poco ci manca che mi prendesse un infarto.
Io, che a Londra trovavo tutto il bio (organic, in english) a prezzi relativamente modesti, io che compravo dalle fattorie a mezz'ora da casa - ottima carne, formaggi, verdura di stagione...
Io, che a Londra apprezzavo la non sovrabbondanza di prodotti freschi (a metà settimana gli scaffali della carne erano semivuoti e dovevi aspettare il lunedi per rivederli belli compatti), mi sono ritrovata nel regno del trash food.
Scaffali infiniti di cibo, tanto cibo. Troppo cibo!
Etichette coloratissime, cibi distorti, impossibili da decifrare.Scatolette. Zuccheri. Zuccheri ovunque. 

Colta da un semi malore, ansimando mi sono trascinata pensando che DOVEVA esserci qualcosa di bio.
Ho identificato una marca. 
Era appunto il latte.
EVVIVA!
Ho trovato almeno il latte bio. Però guarda un po', gli aggiungono la vitamina D. 
Impossibile trovarlo "puro".
Mi rassegno e vado via col gallone di latte bio supermegapastorizzato e pieno di vitamina D.
Mi verranno le ossa bioniche - penso.
O una seconda fila di denti tipo gli squali.

Qualche giorno dopo, da Whole Food, trovo latte biologico punto. Nessuna aggiunta. Bottiglia di vetro riconsegnabile.
Sia ringraziato il Signore. 
Allora basta solo cercare.

Torno a casa e mi metto a navigare. Ci sono molti prodotti bio: dalla pasta alle verdure, alla carne..
Costicchia, quello si. Ma mi sembra una scelta quasi necessaria.


Io, il cereale verde e rosa con aggiunta di vitamine lo lascio mangiare a loro.

E viva la semplicità.







mercoledì 26 febbraio 2014

La pazienza

mi rendo conto ora, solo ora e per davvero, del grande cambiamento in cui io e la mia famiglia ci troviamo.
Tutto è nuovo, tutto è da ricostruire.
Mia figlia è nata a Londra e anche io come madre sono nata e cresciuta a Londra.
Il che vuol dire che dopo due anni e mezzo sapevo perfettamente come muovermi, cosa fare, i tempi necessari per farlo.
La figlietta era ben inserita in un asilo da favola, dove poteva rincorrere le galline e un coniglietto (poveri loro!).
Londra è una città a misura di bimbo. Tutto è accessibile con passeggino e piccoli uragani al seguito.

Ma non solo, avevamo finalmente costruito delle amicizie. Belle amicizie, amicizie sincere.

Ora qui, ci ritroviamo in una casa che non è la nostra, a fare i conti con una cultura molto diversa e a cercare soprattutto un asilo dove lei si possa divertire mentre noi lavoriamo e organizziamo questa nuova vita.

Insomma, siamo nel mezzo di una metamorfosi che richiede energie.

Il marito dice che dobbiamo darci tempo.
Io dico che dobbiamo avere pazienza.

Peccato che io non sia una tipa paziente. Ho lo sclero sempre pronto dietro l'angolo.

La città è molto cara. Stasera per un facsimile di scatolina di paracetamolo che a Londra mi constava meno di un pound, ho pagato 10 dollari.
Non si scappa. I costi fanno un po' paura.
Inoltre per via della siccità è previsto un rincaro dei prezzi di frutta e verdura e qui sono tutti un po' preoccupati.

Ho conosciuto due italiane stasera, due persone diverse ed entrambe molto carine. Entrambe mi hanno confermato che comunque questo è il paradiso per chi lavora nell'industria dell'high-tech.

Quindi pazienza: l'avventura è appena iniziata.
Vediamo un po' cosa ha da offrirci la California.