sabato 9 aprile 2016

Tre buoni motivi

Rientrare a Londra dopo due anni a San Francisco non è stato facile, diciamolo.
Lo stile di vita americano "comodo" era oramai entrato a far parte della nostra quotidianità e rientrare  nello stile di vita londinese ha richiesto un po' di energie.

Tutto di guadagnato, sia chiaro. 
Perchè Londra, nonostante conti più di 10 milioni di abitanti (contro il neanche milione di San Francisco), continua ad essere decisamente una città più sana sia per il fisico, che per lo spirito.

Ecco perchè:

1) La macchina

A San Francisco e in generale in America, la macchina è una necessità.
Non che i mezzi pubblici manchino..ma provate a salirci con un passeggino o a spostare la vostra destinazione un tantino fuori mano o un in un posto un pochino meno ovvio e vi pentirete amaramente di non avere un sedile e un volante tutto vostro con voi. Quando la macchina non è più necessaria, tutto diventa diverso e il sistema si incastra anche intorno a questo.
Quante volte mi sono chiesta perchè fare la spesa online in California fosse cosí costoso e sconveniente..

2) La salute
Il punto 2 in parte si ricollega al punto 1. Usando i mezzi pubblici (o il servizio carsharing, quando necessario), si cammina di più. Un toccasana per la salute. Un'abitudine semplice che dovrebbe essere coltivata ogni giorno e non forzata in palestra.
Camminare non solo fa bene alla salute, ma ci riconnette col mondo. Osservare la natura, incontrare le persone, respirare aria fresca. Piccole abitudini che ridanno il buonumore e fanno bene al fisico.
Ma questo non è tutto.
La salute vien mangiando (non era proprio cosí, ma diciamo che vale!) E soprattutto, la salvaguardia il medico.
È vero, in tutta Europa i sistemi sanitari hanno subito dei forti tagli negli ultimi anni ed anche l'NHS (National Health Service) inglese è stato fortemente colpito da questo principio di smantellamento.
Ma vi assicuro, dopo due anni di assicurazione privata americana, sono terrorizzata al pensiero di tornare indietro.
Un sistema che lucra privatamente sulla salute dei cittadini è un sistema malato e anche se grazie ad Obama ci sono stati miglioramenti enormi (prima di Obama ad esempio, le condizioni preesistenti come la tiroidite non venivano assicurate, esponendo i malati a costi altissimi e creando delle vere e proprie emarginazioni sociali), l'America è ancora profondamente medioevale in questo.
Viva la Asl, viva l'Nhs, viva la salute pubblica, anche tagliata e logorata.
Non avete idea della fortuna sociale che abbiamo.
Odiavo vedere i malati di diabete sulle carrozzine con i portabibita pieni di bevande fosforescenti, che la coca cola a confronto è acqua fresca. Paghi per curare quello che ti sei comprato al supermercato. Perchè il diabete, in America, lo vendono un po' ovunque, al supermercato, in televisione, al ristorante.
Se non hai i soldi per farti una cultura, nessuno viene a spiegarti cosa fa bene e cosa fa male. Una triste verità.
Invece, se la salute è pubblica, se tutti pagano, c'è maggiore interesse che la gente sia sana. C'è poco da fare. L'equazione è semplice.

3) La natura
La prima cosa che mi è rimasta impressa a San Francisco, è che nonostante la tanta, tantissima natura, ci sono pochissime api. E coccinelle. 
Qui a Londra, è gia un mese abbondante che il via vai di api e altri impollinatori vari è massiccio. Bisogna proprio stare attenti, ti tagliano la strada!
Questa è una città coperta per il 47% della sua superfice, da verde.
E per verde intendo dire parchi, foreste, riserve.
Casa mia, ad esempio è circondata da ben 3 grandi parchi e una riserva/foresta a non più di 10/15 minuti a piedi.
Non c'è da meravigliarsi se camminando la sera si incontrano le volpi o se il giardino si riempie di coccinelle e api.
Ma tornando alle api: un mondo senza api mi fa paura. Laggiù, in California, avevo scoperto durante la mia permanenza, che sono costretti ad impollinare gli alberi a mano, per via della scarsità di impollinatori naturali. 
E vi ricordo che la California è lo Stato trainante per quanto riguarda l'agricoltura, negli States.
Voglio dire: una manciata di anni fa, hanno messo a ferro e fuoco le coltivazioni pur di sovraprodurre, produrre oltre il necessario, guadagnare soldoni.
E ora, si ritrovano con i danni di un'agricoltura sintetica che ha ammazzato la sostenibilità locale.
Per carità, sono diversi anni oramai che la California promuove sostenibilità e pratiche biodinamiche. Cibi biologici e coltivazioni "pulite".
Ecco, nonostante tutto. Pensate che danni sono stati fatti.

In giardino a Londra...


Per le strade di Dulwich

Il bosco dietro casa

Questi 3 punti, ad un mese e poco più di rientro effettivo in terra inglese, mi fanno essere felice di essere tornata.
Parliamoci chiaro: continuo a non capire la necessità di avere una regina e probabilmente compreremo una macchina da usare di tanto in tanto per stemperare le uscite con le figlie.
Perchè il caos cittadino a volte va combattuto ad armi pari.

Ma di gran lunga, viva l'Europa.


mercoledì 17 febbraio 2016

Tempo al tempo

Siamo tornati gia da quasi tre mesi in Europa. La nostra avventura americana è giunta al termine.

A gennaio, dopo una breve, intensa e sfortunata settimana a Londra, io e le ragazze siamo volate a Roma dove siamo rimaste per circa un mese e mezzo, in attesa dell'arrivo del container con i nostri mobili. Dopo di chè, siamo rientrate in terra inglese, per cercare di ricucire i tagli di una quotidianità persa, deteriorata.
Il marito, alle prese con il lavoro, invece si è immerso subito nella terra del té, della birra e del fish and chips (ma c'è decisamente di più di questo, diciamolo!).

Potrei scrivere mille cose su questo rientro, su quanto lo ho desiderato, su come è stato logisticamente faticoso ma relativamente più facile dell'andata.
Potrei scrivere un manuale sul "come disfarsi degli oggetti superflui e conservare solo l'indispensabile" o potrei fare una lista (lunghissima), delle cose da fare in caso di trasferimento oltreoceano, partendo dalla gestione delle utenze di casa, fino alla chiusura di ogni forma contrattuale, dalla palestra all'account amazon locale.

Ma voglio soffermarmi sulle emozioni. Che sono forti, sono difficili da spiegare.
Sono maree di sentimenti che ti affogano e ti lasciano arido, quando meno te lo aspetti.

I primissimi giorni, subito dopo essere atterrati a Londra, li ho passati a piangere in qualunque momento e in qualunque luogo.
Era come se non riuscissi a levarmi questo peso dal petto. Questo sasso dallo stomaco.
Una nostalgia feroce, una lacerazione in quella vita felice conquistata con così tanta tenacia.

Sapevo razionalmente che sarebbe passato, ma non sapevo quando.

Dopo un'altra settimana circa, i pianti sono diminuiti e lentamente hanno lasciato spazio ad una profonda sensazione di non appartenenza. I giorni del limbo mi hanno fatto sentire estranea da tutto e da tutti, come se nessun posto fosse adatto.
Non la pulsante Londra. Non la calorosa Roma.
Lentamente da questa sensazione di smarrimento è emersa la necessità di riavere la nostra casa. Il nostro nido, la nostra tana.

Abbiamo trascorso qualche giorno a Maiolo, dove circa 8 anni fa ci siamo sposati e dove torniamo ogni anno a ritrovare un po' di pace nel cuore.
Lentamente e automaticamente, tra quei monti, quei castelli, quelle strade di campagna gentili, tra una piada e un mascarpone, ci siamo ritrovati.
La vita, lentamente ha ricominciato a fluire, come un rigolo d'acqua in primavera.
Siamo tornati a Londra, tutti e quattro.
La grande ha cominciato ad andare all'asilo.
Ci hanno invitato al compleanno di un suo compagno di classe. Ed è stato bello.
 Sentire di avere persone nuove da conoscere, nuovi amici da incontrare, è stato rigenerante.
La figlia era davvero felice. E anche noi, di riflesso.

Le giornate hanno ricominciato a prendere un senso.
Ancora facciamo fatica a capirne la direzione,  ma ognuno di noi, a modo suo, le sfoglia con attenzione, con la voglia di leggere questo nuovo capitolo della nostra vita.

Ancora, di tanto in tanto, la sera soprattutto, scende una nebbia nostalgica fatta di ricordi, immagini.
A volte non riesco a contenere le lacrime.

Non tornerei mai indietro.
Troppo lontano, troppo diverso.

Ma le persone gentili che abbiamo lasciato laggiù e quella parte della nostra vita che è andata e che ricorderemo come una bellissima avventura, sono i motivi per cui ancora non riusciamo ad aprire con decisione questa nuova fase.

Ci vuole ancora del tempo.
Ce lo prendiamo.

Anche se stavolta, sembra ce ne voglia un po' di più. 



mercoledì 6 gennaio 2016

La casina (che proprio casina non è)

Ciao casina (che proprio casina non sei)
Noi partiamo per una nuova avventura.

Grazie per averci fatto sentire a casa, per aver accolto la figlia piccola, per averci dato tanto spazio, per essere stata cosí vicina all'oceano e alla natura selvaggia. 

Grazie per averci portato alla Treehouse, con la coincidenza cosmica più bella che abbia mai conosciuto (grazie Piccolo Dylan!), ma soprattutto grazie per non aver mai fatto trovare uno spazio suo alla figlia grande.

Che è capitolata nel nostro letto.

E ora è cosí bello svegliarsi tutti insieme ammuchiati sonnolenti e sorridenti.

Grazie casina coi limoni, i colibrí, i falchi e i picchi blu.
Con lo scricchiolio del legno e il riscaldamento a frullatore.

Ti portiamo con noi. 

Oramai sei dei nostri.