domenica 25 ottobre 2015

Come fossi americana.

Ci siamo, è quasi Halloween.

E Halloween in America, si festeggia seriamente.
Già all'inizio del mese si cominciano ad intravedere le prime decorazioni: qualche ragno gigante appeso alle finestre, piccole lapidi nei giardini, scheletri alle porte... fino a che, qualche giorno prima della notte del terrore, la maggior parte delle abitazioni sfoggia lugubrate di ogni genere, dai teschi alle mani mozzate che sbucano a fianco delle begonie. 
Un non sò che di buffo misto a terrificante, che in America, non dimenticate, viene realizzato senza mezze misure.
Tipo che il ragno gigante alla finestra è davvero un metro per due. E cosí via dicendo.



Quest'anno, che sappiamo a cosa andiamo incontro, ci stiamo preparando come si deve. 

A partire dalle zucche.
Proprio oggi siamo andati a nord, a Petaluma, a raccoglierne qualcuna.
Sono i cosiddetti pumpkin patch, i campi di zucche, dove si va a scegliere con cura le zucche da intagliare rigorosamente il giorno di Halloween.

Cosí siamo andati al Peter Pumpkin Patch di Petaluma, con un paio di compagni di asilo della figlietta e ci siamo goduti una giornata alla fattoria, con mucche da mungere, vitellini e conigli da accarezzare, musica country dal vivo e ovviamente carriole da spingere. 

Non sò come spiegarlo a parole, ma ad ogni passo in cui sollevavo polvere e fieno, mentre gli occhi si perdevano sui colli distanti, gialli e croccanti e la testa era pervasa dalle note allegre del violinista, per un attimo mi sono sentita perfettamente a mio agio, come fossi stata qui da sempre.
Come fossi americana.

E mi è scappato un sorriso, perchè questo vuol dire che ho imparato ad ascoltare questo posto, senza giudicare.

Ora però, credo sia il caso di imparare ad intagliare le zucche. Manca solo una settimana!
Boooooo!





E poi c'è chi, raccolte le zucche, va a fare surf. La California è anche questo!


martedì 6 ottobre 2015

Il sistema sanitario - capitolo secondo

Come promesso ecco qui un altro post retroattivo, ma che era lí che mi aspettava da quasi otto mesi, i mesi di vita della mia seconda figlia.

Perchè chi l'avrebbe detto che avrei avuto una seconda figlia a San Francisco?
Anche se per la verità, sarebbe il caso di fare un passo indietro e formulare un'altra domanda, cioè:

chi l'avrebbe detto che avrei avuto la mia prima figlia a Londra?

Ora, qualcuno ci scherza sopra e ci dice "basta trasferimenti eh?" perché effettivamente entrambe le figlie sono state concepite a quattro mesi dall'arrivo in terra straniera.

Si, esatto. Proprio quando hai ancora casa sommersa dagli scatoloni e ti rivolgi a tutti i santi chiedendo chi di loro te l'abbia fatto fare, di prendere e andare a vivere a una manciata di migliaia di chilometri da casa tua.

Comunque...si vede che il disordine ci rilassa.

Quindi, per tornare al primo parto, avvenuto dopo circa 36 ore di travaglio all'ospedale di Chelsea and Westminster a Fulham, con tanto di numerosa equipe di midwives ed uno studente in medicina che all'unisono ripetevano "Push! Push!", possiamo dire che è stato un bel colpo di scena nella mia vita ed in quella del marito.

Devo dire che nonostante le ondate di ormoni che regalano pugnalate di sentimenti contrastanti esattamente nello stesso istante, facendo di te il più grande bipolare della storia dell'umanità, ho mostrato grande coraggio e adattamento lungo tutto il tondeggiante percorso che mi ha portato a diventare mamma, sia in Inghilterra che in California.

Durante l'ultimo trimestre della prima gravidanza, ricordo, mi ero iscritta a un corso di "prenatal yoga", pratica fondamentale per tenere a bada i vari doloretti che prendono il sopravvento con l'aumentare dei chili.
E visto che dagli 11 chili della prima gravidanza sono passata a 18 con la seconda, va da sé che il corso in America è cominciato molto prima.

In generale, quando ripenso a Londra, non posso non considerare che all'epoca ero una neo-emigrata.
Non solo stavo affrontando la faticosa fase di adattamento con cui tutti gli emigrati devono fare i conti, ma lo ho fatto con l'ormone Beta HCG a palla.
E devo dire che allacciare il mio destino alla cintura di sicurezza del sistema pubblico sanitario e di assistenza pre e post parto (si, come quello italiano, che però non funziona), della capitale British, si è rivelata una scelta eccellente.

Mi sono sentita prendere per mano in questo percorso cieco e meraviglioso che è la maternità.
Visite a casa, libri, corsi, incontri con altre mamme e molte altre attività offerte gratuitamente, hanno riempito in breve la mia nuova vita e presto ho imparato a gestire questa creaturina, facendo della mia vita, la nostra vita.
È per questo che dico sempre che a Londra non è nata solo mia figlia.
A Londra sono nata anche io/mamma.
E questo mi rimarrà per sempre impresso dentro.

Quando a San Francisco mi sono trovata fra le mani uno stick positivo, mi è venuto quasi da ridere.
Insomma, prima figlia a Londra - e chi l'avrebbe mai detto, seconda figlia a San Francisco?

Ancora faccio fatica a crederlo.

Comunque, una volta elaborata la notizia sia io che il marito, ci siamo trovati immersi nel sistema sanitario americano, che come molti di voi sanno, è rigorosamente privato.
E devo dire che la questione non è stata affatto facile. Anzi.

Se a Londra mi sono sentita prendere per mano, a San Francisco mi è sembrato che la mano fosse ben nascosta.

Così è cominciato il percorso ad ostacoli: trova il dottore, trova l'ospedale.
E come li trovo?
Usa "Yelp" mi dicono a un playground dove porto la figlia a giocare.
"Yelp?"
"E non potete dirmi dove andate voi?"
...ingenua.
Davvero devo andare su un sito dove si raccolgono le opinioni sulla qualunque per trovare un buon medico e capire dove partorire la creatura?
Si. Ve lo dico io, si.
Ma non basta.
Una volta trovato il medico e l'ospedale, è necessario controllare che siano coperti dalla propria assicurazione sanitaria per non incorrere in conti stratosferici.

Terminata la ricerca, bisogna effettuare la registrazione, fornendo tutti i dati personali e della propria assicurazione alla struttura di riferimento. Fatto questo, potremmo dire che tutto quello che viene dopo è una passeggiata.

Ma non lo dirò.

Perché comunque è fondamentale tenere sott'occhio gli esami a cui si viene sottoposti ed eventualmente consultare l' assicurazione per essere sicuri di essere coperti e infine tenere sotto controllo le ricevute dei pagamenti che arrivano (in parte si è coperti dall'assicurazione ed in parte si paga di tasca propria anche con le migliori assicurazioni).

Quindi per ricapitolare:
1) Usare Yelp
2) Chiamare l'assicurazione
3) Effettuare la registrazione
4) Fare il doppio controllo con l'assicurazione prima di essere sottoposti ad analisi e controlli per non incorrere in bollette stellari
5) Controllare i conti finali

Facile no?
Ma almeno stavolta il travaglio è stato davvero facile: la secondogenita è nata dopo sole 5 ore all'ospedale CPMC California Campus, a cui sono seguiti 3 giorni di ospedale/hotel di lusso, che ho decisamente apprezzato.

A casa tuttavia è arrivato un conto di 500 dollari. Il minimo di co-pay che ci si trova a pagare in questi casi.
E ogni volta che vado ad un incontro per mamme devo tirar fuori 5 dollari.
Per non parlare della consulente in allattamento che ho deciso di non chiamare: 300 dollari.

Per concludere, posso dire che di tante cose che sto apprezzando in California una, la sanità, proprio non la digerisco.

Anche se forse sarebbe meglio farla andar giù.
Che chissà quanto costa la visita.