venerdì 29 maggio 2015

Lucy and Daisy

Tre anni per un bambino vogliono dire voli pindarici e volteggi acrobatici nel mondo dell'immaginazione.
"Let's pretend" si dice qui.

Io ricordo che immaginavo di avere il mio cavallo, tutto mio. A casa.
Un sogno - neanche troppo segreto, nel cassetto.
Lo immaginavo cosí bene che una volta andai dalla mia migliore amica, Camilla, la mia compagna di giochi di sempre, per convincerla che avevo un cavallo a casa.

Lei stupita volle seguirmi per poi scoprire che il cavallo altro non era che un pezzetto di muro all'ingresso di casa dei miei genitori.
Eppure quel muretto per me nitriva e aveva una criniera foltissima.
E galoppava più veloce di Furia cavallo del West.
Beata gioventù.

La maestra della figlia grande ha due cagnoline: Daisy e Lucy.
Due labrador per la precisione.
Di tanto in tanto, lascia che bambini ci giochino, o addirittura all'ora del pranzo, possono aiutarla a turno a preparare le ciotole (l'asilo si trova al pian terreno dell'immensa casa della teacher Cindy).

Ora, fin qui tutto bene, non fosse che da qualche giorno a questa parte Daisy e Lucy si sono trasferite anche a casa nostra, grazie alla fervida immaginazione della figlia.
Cosí mi ritrovo a prenderle per il collare per accompagnarle fuori casa, o a fare fantomatici "pat pat" sui musoni pelosi, mentre la figlia prepara le ciotole riempiendole di pastelli e palline da ping pong.
Tutto ciò è particolarmente buffo e languidamente tenero, soprattutto quando la vedo scoppiare in una risata dicendomi "mamma! Lucy kissed me!"

E magari il giorno dopo la trovo all'uscita da scuola, tutta piegata ad altezza muso della cagnolona  per strapparle un bacio. 
O meglio, per ricevere un'umidissima e fugace leccata all'orecchio.

Anche in questo caso...
That's amore

La figlia grande e Lucy
("C'mon Lucy, give me a kiss!")



domenica 24 maggio 2015

Esplorazione ed esplosioni


Siamo venuti a Tahoe, al lago.
"Ho prenotato un weekend al lago!" mi ha detto il marito qualche giorno fa.
E cosí siamo venuti qui con degli amici, a condividere questo weekend lungo di pace, tra i pini, gli orsi, i conigli e qualche americano.

Il lago Tahoe, abbiamo scoperto a circa 20 minuti dall'arrivo a destinazione, si trova a quasi 2000 metri di altezza.

A parte un breve e folgorante attacco di panico della sottoscritta, in cui scoperta l'altitudine davo per spacciate le orecchie della figlia piccola (3 mesi), per poi essere rassicurata dalla cugina dottoressa:" Andate su per tappe (con due figlie e un marito mangione, la tappa a singhiozzo è inevitabile) e tieni entrambe le bimbe molto idratate", il viaggio di andata è andato bene.
Siamo andati lunghi solo di quelle 3, 4 ore sulla tabella di marcia, ma che fai, un cheesburgerino on the road non te lo fai?

Arrivati nella casina rossa abbiamo dovuto contenere l'entusiasmo della figlia grande (3 anni e mezzo) che sembrava avere le ossa ripiene di esplosivo, detonato ad ogni passo in esplorazione. 

Una volta divise le camere e scaldata la casa, ci siamo concessi una bella passeggiata nel silenzio di questo posto magico.
Freddo, ma magico.
Anzi freddissimo, visto che siamo a fine Maggio. E vista la temperatura, un pranzo a base di carbonara e una cena di polenta con sugo di spuntature e salsicce hanno assicurato il mantenimento delle calorie necessarie a far proseguire detonazioni di entusiasmo varie.

Io, rimango sempre profondamente innamorata delle piccole grandi trovate della figlia grande, che si riempie le tasche di sassi, mentre ripete come un mantra che vuole "hold a bunny", per poi saltare nella pozzanghera più grossa del lago al lato del sentiero (e i sassi in tasca non aiutano, diciamolo).

Sono momenti preziosi, questi.
Guardo il marito, osserviamo le tante piccole e diverse gioie della giovane esploratrice ed è un attimo pensare come qualche anno fa, io e lui abbiamo fatto le valige ed abbiamo cominciato la nostra di esplorazione, in quella casina di Londra, a Chesilton Road, dove nelle sere più fredde, una volpe veniva a trovarci.
E dove è cominciata la nostra detonazione d'amore per questa piccola personcina piena di entusiasmo, capricci e sorrisi.

Domani si va al lago.
La grande salterà come una rana impazzita urlando che "guarda mamma, guarda dady, il mare!", mentre la piccola, nel passeggino, mi regalerà quelle micro intime prime esplosioni, fatte di sorrisi luminosi pieni di gengive.

That's amore.




La casina rossa



La raccolta dei sassi



Il lago 






venerdì 8 maggio 2015

Il paracetamolo

Eccoci di nuovo qua, con la febbre (io), le ossa rotte, la gola gonfia e i soliti petardi esplosi in testa.

Decidere di vivere lontani da casa è una decisione difficile.

A chi vuole intraprendere questo percorso vorrei dire: valuta bene, ma davvero bene quello che stai per fare, perché quando arriverà il giorno in cui avrai la febbre e le ossa rotte e la gola gonfia e una figlia salterà come una rana furiosa mentre l'altra ti starà attaccata addosso come una cozza allo scoglio e le gambine (le tue), cederanno, rimpiangerai di non essere rimasta là, dove hai amici e parenti che ti vogliono bene e che sarebbero disposti a portarti una buona spremuta d'arancia nonostante il rischioso avvicinamento alla capigliatura da indigena.

Valuta bene, perché ci saranno sere come questa in cui sto scrivendo, in cui penserai "ma chi me l'ha fatto fare', mentre il paracetamolo ti farà sfebbrare e suderai manco fossi ad una lezione di aerobica avanzata all'ora di pranzo su una spiaggia siciliana ad agosto.

Valuta bene. perché quando vorrai tradurre "sto co na scarpa e na ciavatta' in inglese, ti renderai conto che "a shoe and a slipper" non rende. E allora che te lo dico a fare!

Valuta bene perché se non avrai un sant'uomo come marito che sforna pizza e pane alla velocità in cui un barista a Piramide (nota stazione della metro a Roma) distribuisce caffè tra le 6 e le 8 del mattino, avrai troppa nostalgia della cucina italiana.

Valuta sempre bene, perché quando domani dovrai andare dalla pediatra e avrai giusto quel paio di ore di sonno addosso tanto per farti sentire tutta l'intensità di una tortura medievale, non capirai praticamente nulla di quello che ti dirà, annuirai, tornerai a casa con quei di spicci di calorie che ti sono rimasti addosso e con il resto, telefonerai comodamente collassata sul divano per farti ripetere quello che ti ha già detto quelle 3, 4 volte di persona.

Ecco, dopo aver valutato bene però ricordati di osservare la figlia più grande rispondere con naturalezza in inglese mentre le fai una domanda in italiano.
O di fare un profondo respiro quando la lasci all'asilo in mezzo al bosco a cacciare le salamandre insieme ai suoi compagni.
E ricordati che il fegato si è sgonfiato da quando intorno a te gli automobilisti rispettano la segnaletica e che quando vai in spiaggia, può capitarti di vedere una coppia di delfini navigare in alto mare.

Insomma valuta si, ma ricorda.
E scrivi. Che fa sempre bene. Anche quando ti sembra di non aver nulla da dire.