Siamo in viaggio per Yosemite, uno dei parchi naturali più belli della California.
Abbiamo decisamente bisogno di qualche giorno di riposo, tanto per evitare di fare la fine di Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia".
"Partenza ore 10 in punto, non voglio fare tardi" ha annunciato il marito ieri sera, con tono serio e anche un po' minaccioso.
Ore 11.30 ancora stavamo col salotto esploso, una scarpa e una ciavatta, come si dice a Roma.
"Hai portato l'antistaminico? Gli occhiali? La figlia s'è pisciata sotto porca miseria".
Ore 14.15 siamo in macchina, muniti di tutte le schifezze che un autogrill americano di tutto rispetto deve avere: pop corn al burro, frappuccino, latte e cacao.
I sensi di colpa odorano di bacon, ma ci pensiamo a fine vacanza a dargli una pulita.
Sulla strada per il parco oltre a dover spiegare alla figlia che gli orsi sono una cosa diversa da "horsy" (cavallino), abbiamo incontrato paesaggi molto diversi e molto simili a quelli italiani.
Con l'unica differenza che qui lungo la via, s'incontrano camion delle dimensioni di una palazzina di Testaccio.
Preparo la camera. Voglio fermare il tempo in mezzo a queste colline toscane, queste strade sarde, questi pini dolomitici.
Ah, che bella l'Italia...
Ma anche l'America ragazzi, non scherza!



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