domenica 9 febbraio 2014

Stand by

Manca una settimana alla partenza.
I saluti sono cominciati: drinks, pranzi, cene e messaggi con le persone care che abbiamo conosciuto qui, in questi tre anni e mezzo di intensa esperienza londinese.
A volte (ma solo a volte, giuro), vengo investita da una profonda tristezza.

Vado in "stand-by", come dice il marito.

Rallento i pensieri. Ho paura che possano infastidire questo equilibrio fatto da un misto di eccitazione e rassegnazione alla partenza. Un equilibrio indispensabile, raggiunto a fatica dopo un anno di riflessioni su questo nuovo trasferimento.

Lui, il marito, quando mi vede cosí in "schermata blu. Riavviare il sistema", mi prende un po' in giro e poi mi dice:" Tu forse non ti ricordi dove stiamo andando..!"
Mi ricordo invece, mi ricordo eccome.

Ci siamo stati in viaggio di nozze.
Un posto splendido, dove per la prima volta e per davvero, ho pensato :"Qui ci potrei vivere".

È solo che è lontano.
Terribilmente lontano.

E molte delle persone preziose che rendono la mia vita un'esistenza felice sono qua, o a Roma.
Sia chiaro, il marito e la figlia sono i miei organi vitali.
Ma sapete no...i nipoti, la famiglia, gli amici..
Stand-by.
Stand-by.
Necessario stand-by, anche mentre scrivo.
Altrimenti salta l'eccitazione.
In fondo è un po' come andare in vacanza. Una lunga vacanza.

Tuttalpiù si torna indietro, come avevamo detto quando abbiamo lasciato Roma. 

Mi mancherete. Tutti.
Uno a uno. 
Le risate, i momenti speciali, le cene condivise, le chiacchiere sul niente e quelle sul tutto. 

Vi porterei tutti.
Proprio tutti.

E invece no.
Per un po', mi porto questo buffo, essenziale, necessario "stand by".




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